A day in the life at Abbey Road

di Claudio Cardelli

Tutto è arrivato così improvvisamente. Sembrava un attimo prima che Rolando, come fosse un’idea venuta lì per lì, mi parlava di portare la band “vincitrice” del Beatles Day a registrare negli studi di Abbey Road…E chi ci aveva mai pensato?. Chi aveva mai “osato” pensare che qualcuno di noi, strimpellatori di provincia, avrebbe mai potuto  calcare il “sacro suolo” vagheggiato per  oltre quarant’anni da me. Mitizzato per almeno 10 anni dai miei ragazzi? E che dire di Marco? Il più beatlesiano di tutti noi? Quando glielo detto ha assunto quell’espressione incredula ma speranzosa..”ma cosa dici…?” “Scherzi..?”

L’idea di Rolando è geniale, capace di scatenare i “viaggi” più straordinari. Ci mettiamo nell’ordine di idee di…Torniamo al Beatles Day, come quasi tutti gli anni, ma, pur andandoci vicino, non “vinciamo”….Qualcuno ci dice che siamo bravi ma non siamo una vera Beatles band….”già siamo in sei” penso io, e comincio subito a pensare a Billy Preston o a qualche altro collaboratore. Niente da fare. Non trovo la formula. Siamo implacabilmente formati come una Rolling Stones band (+ Ian Stewart….o Chuck Levell) Mentre mastichiamo un po’ di amaro anche per l’ora fatta (è mezzanotte e abbiamo più di tre ore di macchina davanti a noi) Rolando interviene “salutare”: non solo la prima,  ma le prime 5 band andranno ad Abbey Road.

E’ andata! Torniamo a casa e cominciamo ad accarezzare il sogno.

Ed eccoci sul fantastico Ryanair da Forlì  già pronti a simulare arrivi trionfali sulla scaletta sferzati dalla bufera di neve che per un attimo non ci fa saltare tutto. Salutiamo una folla che non c’è, per esigenze di film. Poi ci divertiremo a montare un po’ di birichinate.

Chitarre in spalla (soffertissima la selezione di quale chitarra portare, mi sembrava di fare un torto a tutte)

Decido per le “piccole” Gibson SG “diavoletto” e Les Paul, la obbligatoria Rick 12 e la 335 cherry. Rigoroso Hofner Violin Bass d’ordinanza per Francesco.

Al nostro arrivo al vittoriano Westbury Hotel c’è una piccola folla di “reduci” dagli studi. Sono i “Down In the Road” o qualcosa di simile  che hanno i sorrisi a 32 denti, volano ad un metro da terra e sprizzano felicità da tutti i pori.

Vengono  letteralmente assaliti di domande e, con grande sollievo, ci dicono che si può registrare con la telecamera, che tutti sono gentilissimi e che la macchina organizzativa di Rolando funziona al meglio. Senza intoppi. Dopo un po’ arriva Giovanni Scarpanti che siede, invidiato, alla centrale operativa (e che ringrazio per tutto quello che ha fatto..) e ci conferma il tutto con dovizia di particolari.

Quanto basta per tuffarci euforici per la “swinging London” a caccia di “reperti”, chitarre, libri. Tutti rigorosamente vintage. Marco non resiste ad una fascinosa Epiphone Texan. E lo credo bene..è quella con cui Paul ha registrato Yesterday. La sterlina pesante non può nulla. La chitarra è nelle nostre mani. Tant’è che la collaudiamo subito nel Tube mettendoci a cantare e armonizzando cori beatlesiani. Il risultato è immediato. Capannello di gente e pounds sulla custodia. “E’ un mestiere!” mi dico da solo…

Il viaggio verso Saint John’s Wood è silenzioso. Penso a “Play with fire” degli Stones.

La madre è un’ereditiera “…owns a block in Saint John’s Wood..”

Usciamo alla stazione del Tube e distrattamente visitiamo il Beatles cafè…Tutti pensano alle strisce pedonali, alla scaletta, ai pannelli fonoassorbenti, a George Martin.

C’eravamo già stati alcuni anni fa e avevamo sbirciato qualcosa al piano di sotto ma ci era stato cortesemente fatto segno di andarcene. Oggi altrettanto cortesemente ci chiedono di segnare i nostri nomi e ci invitano ad attendere nella “canteen”. Adesso l’emozione è solida. Mi formicolano le mani e devo ripassarmi qualche assolo (che faccio da quarant’anni..)  Entriamo nel tempio. Lo Studio 2!  Odore di Sgt Pepper, di Rubber Soul… C’è un po’ di movimento. L’altro gruppo sta finendo. Vedo l’angolo tastiere. Mi piego in due..C’è il piano di “Obladì Obladà”, quello di “Hey Jude”. L’organo Hammond di Billy Preston, Mal Evans…Aiuto!!! “It’s all too much for me to take..”

 Sistemiamo le nostre cavetterie, i pedali. Quel ragazzo biondo, giovane, gentile e professionalissimo è Alex Scannel, il fonico di Paul McCartney….”come hai detto scusa?” “Sì, sì,  hai capito, ti sta assistendo il fonico di Sir Macca…”

Oddio mio…Attacchiamo “Getting Better” per prova e un fiotto di lacrime mi travolge gli occhi. Siamo noi che suoniamo i Beatles nello studio intriso delle loro note, delle loro conversazioni, litigate o discussioni, della loro creatività. Trattengo, ma le gambe e le dita formicolano vistosamente. Giangio si alza e mi viene vicino: “Claudio stai Calmo! Calmo!”  I ragazzi sono, sembrano, tranquilli. Beati loro… Marco lamenta un ritardo nell’ascolto che lo costringe a correrci dietro. “ragazzi non correte!” Gogo è lontano nel suo box… Siamo pronti. Non so quanta adrenalina ho nel sangue ma i pezzi corrono via veloci..

Non mi piace il suono della Diavoletto…avrei voluto il mio amplificatore Vox AC30, mi piace invece quello della 12 corde, si, è proprio lui. Mi sembra che cantiamo bene… E’ un rito iniziatico. Non ci credo. Sono felice. Guardo i miei figli disinvolti e bravi…Sento il basso di Francesco in “Getting Better”..perfetto!!! altro fiotto di lacrime. Guardo Giangio alle tastiere. E’ circondato. Due Steynway, un Hammond e un clavicord. Sembra un imperatore! Ci conosciamo e suoniamo assieme da quarant’anni. Deglutisco. Mi sento fragile e puro come un ragazzino. È un’emozione dolcissima questa avventura che mi capita di vivere a 55 anni. Ormai è andata….Otto brani in fila. Non male..Saliamo in regia e Alex ci fa ascoltare qualcosa delle ultime tracks. Sembra buona roba ma non ha così importanza. Lui ci fa dei bei complimenti. Sembra sincero. Forse quando registriamo nello studio di Gogo suoniamo meglio…ma che ci importa. Quelle pareti magiche hanno vibrato per qualche momento anche della nostra piccola arte. Una traccia è rimasta delle note dei Rangzen. E’ il nostro tributo alla musica che ci ha cambiato, che ci ha colorato, la vita.

Usciamo senza peso dallo Studio 2. Lì di fronte c’è una porta. Lo studio 1. Gigantesco. Ci fanno le colonne sonore con le orchestre.  I Beatles ci registrarono “All you need is love”, il mitico crescendo di “A Day in the life”. Già, proprio così: “Un giorno nella vita”, il Nostro.

C’è un lunghissimo Steinway Gran Coda. E’ lì..sembra aspetti  noi. “Oh Darling”, “Martha My Dear” “Maxwell Silver hammer” “You gave me the answer”.  Due ragazzi dei  “Covers” stanno lì con noi. Godono con noi….  “A Day in the Life”… “I red the news today oh booooy….”Giovanni entra proprio sul Mi maggiore dell’intermezzo…Quello dopo le 24 battute.

”Ragazzi, c’è gente che lavora…” sussurra.

Chiudiamo lo Steinway… “Dream is Over!”

 

Claudio Cardelli.

 
© 2000 - 2006
 

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